Rant sulla credibilità della sinistra

Questo è un Rant, ossia uno sfogo…
Uno dei problemi fondamentali della sinistra in Italia è che abbiamo assai poche persone credibili. Il prerequisito base per poter far politica è osservare il mondo e vedere che è ingiusto, poi si studia e ci si informa per capire il perché, quindi si comincia a pensare a cosa fare per cambiarlo. Fin qui questi passaggi sono perlopiù interiori.
Fare politica è un’attività intrinsecamente sociale, in cui bisogna confrontarsi con gli altri, ascoltare le loro idee, proporre le proprie, cercare punti in comune e, quando necessario, riconoscere le differenze.
La credibilità è ciò che nei rapporti interpersonali privati si dice fiducia: stareste mai ad ascoltare una persona di cui non vi fidate? Potete essere realmente interessati a parlare con una persona di cui non avete nessuna fiducia? Io no.
In passato pensavo che la parola a disposizione di una persone fosse una ed una sola… invecchiando ho imparato ad essere meno rigido. Ma il problema per me rimane.
Uno dei problemi della sinistra è che sono così poche le persone che sono realmente credibili che ormai il concetto di “fare quel che si dice” è alieno ai più: quello che conta non è essere coerenti, percorrere fino in fondo la strada che si è scelta.
Quello che conta è, in pieno spirito americano, avere successo.
Avere successo in una diatriba con quello che dovrebbe essere il tuo compagno di movimento.
Avere successo in un’elezione, avere un ruolo, avere visibilità.
Queste cose una compagna o un compagno non ambisce.

Questo problema emerge drammaticamente nella retorica che i vari personaggi del momento usano, sempre roboante, sempre vittoriosa e lanciata verso il futuro, sempre berlusconiamente in contraddizione con ciò che in realtà.
La partecipazione è tutti che parlano ed io che decido.
Un processo costituente è aperto a tutti: compresi quelli che ho preso a pesci in faccia due minuti fa.
La questione comunista non è il cambiamento del sistema socio economico tramite l’egemonia delle classi lavoratrici: è la salvaguardia della mia organizzazione e non importa che questa, nonostante una gloriosa storia, combini assai poco da diverso tempo.

La mancanza di umiltà personale è poi alla base dell’ipertatticismo incomprensibile che ci ammorba… prima faccio un tavolo in cui ci stanno tutti, poi lo rallento, ma intanto faccio un’altra cosa, ma poi ci sto, ma poi no, poi rompo, poi dico che nella cosa che faccio io ci stanno tutti.
La politica come una partita a poker basata sul bluff… il bello è che poi dopo un po’ la gente si convince che i propri bluff siano veri. Tipo l’esistenza del centro sinistra: sel di milano si convince che esista, fa di tutto per parteciparci, poi si spacca sul proprio candidato tanto che alla fine non ha nessuno e riesce così a far vincere Sala per poi dire un secondo dopo che boh, forse, ora ci pensiamo.
Ma come si può pensare di essere una persona o un’organizzazione a cui la gente guarda come punto di riferimento per cambiare il mondo se ad ogni intervista, ogni decisione, si dice una cosa per intenderne un’altra, si dice una cosa e si fa il contrario, si dice una cosa e dopo due giorni si cambia idea così… come se nulla fosse.

La politica è una partita a scopone scientifico: non giochi bluffando, ma conoscendo le carte dell’avversario e del tuo compagno. Giochi usando le carte che hai.

E con questa, fine del rant e buonanotte.

Pippo Jedi