Cosmopolitica: vinceranno i poteri deboli o gli attivisti? Ultima parte.

Concludo questo trittico di post su Cosmopolitica con una parte più costruttiva dopo aver ricostruito il contesto e le mie impressioni ed analisi dell’evento in sé.

Solo per riprendere il filo (se volete capire meglio leggete i primi due post): il contesto è quello di una frammentazione e mancanza di credibilità della sinistra politica, c’è stato il tentativo di costruire un percorso unico ed unitario per fondare un’organizzazione che superasse quelle esistenti. Organizzazione che potesse ricostruire credibilità, pratiche comuni, elaborazione politica ed esistere sul piano della rappresentanza politica e su quello del dibattito pubblico. A causa delle posizioni deboli di rifondazione comunista la dirigenza di sinistra ecologia e libertà ed ex-PD ha fatto saltare questo percorso con la protesta de l’Altra Europa con Tsipras ed ACT. Chi ha causato la rottura ha poi promosso, anche insieme ad ACT, un appello “per la sinistra di tutte e tutti” che ha portato all’appuntamento di Cosmopolitica, dove è stato affermato forte e chiaro che non stava partendo un processo unitario ma che partiva il processo fondativo di Sinistra Italiana e chi voleva unirsi avrebbe trovato le “porte aperte”.

La rottura, l’appello “unitario”, e l’evento Cosmopolitica che smentisce, nei fatti, l’appello è stata una serie di decisioni fatte da un’insieme di dirigenze deboli. Quelle degli ex-PD senza più organizzazione e con simpatizzanti che non possono rimanere in bagnomaria in eterno. Quella di SEL che ha un partito nel partito: gli amministratori eletti insieme al PD che non vogliono perdere posti di lavoro (il proprio e del proprio codazzo). Quella di ACT che, nel suo piccolo, pur di contare, e cercare di “spostare a sinistra” il progetto si è di fatto prestato ad un’operazione di “youngwashing”: una verniciata di giovanilismo su qualcosa di politicamente molto vecchio (per correttezza risottolineo che ACT non ha partecipato alla rottura, anzi ha cercato di contrastarla).

In un contesto di debolezza così forte delle dirigenze e dei corpi dei soggetti che hanno dato via a Sinistra Italiana, non si capisce quali sarebbero le caratteristiche innovative che quest’ultima dovrebbe possedere rispetto a chi l’ha fondata per fargli fare il salto di qualità necessario a spazzare via gli altri soggetti e, in contemporanea, essere una forza politica credibile.

Siamo quindi di fronte ad un vicolo cieco e per siamo intendo “noi che vogliamo un’organizzazione unica ed unitaria che possa essere credibile etc etc”.

La domanda che ricorre in questi miei pezzi è vinceranno i poteri deboli o gli attivisti?”.

Cosa potrebbero fare gli attivisti di Sinistra Italiana per ribaltare la situazione? Cosa potrebbero fare per far sì che, in un clima di completa sfiducia reciproca dopo la rottura, ciò che offrono a chi è fuori dal quel percorso vi possa entrare a far parte realmente, superando steccati ed organizzazioni?

Dall’altra parte, di chi è fuori da quel percorso, quali proposte possono essere accettabili? Quali azioni possono mostrare concretamente la volontà di costruire insieme qualcosa al di là della retorica delle porte aperte?

La mia risposta pessimista è: niente. La rottura, le debolezze reciproche, la contemporaneità con amministrative in cui tutti, tutti, cercano di conquistare uno strapuntino di potere fa’ sì che ci sia un clima di così totale sfiducia e di completa mancanza di credibilità in ciò che “gli altri” fanno e dicono che non c’è nemmeno spazio per una discussione politica franca.

La mia risposta ottimistica è: ben poco.

Dato che in politica ci si dovrebbe sforzare di analizzare la realtà per ciò che è e poi immaginare soluzioni provo a partire dal pessimismo per costruire qualcosa di ottimista.

La prima cosa che gli attivisti dovrebbero comprende a fondo è che dovono avere un po’ di “coscienza di attivisti”: il potere che le deboli dirigenze hanno su di loro è di due tipi.

Il primo, oggettivo, è quello dei soldi dei parlamentari e del partito (chi ce l’ha) e dell’esposizione mediatica di cui godono. Esposizione che è in grado di influenzare molte persone, di costruire narrazioni in cui raramente si entra nel merito e che sono fortemente incoerenti. Basta pensare al “no ad accrocchi” e ciò che succede alla amministrative a Roma dove di fronte ad un percorso unitario di cui Fassina è espressione parte la lotteria fra Marino, Bray e il grande puffo. Lotteria promossa dall’ala Smeriglio di SEL/Sinistra Italiana… e ricordo che Fassina è in Sinistra Italiana… incomprensibile è dir poco.

Il secondo, non oggettivo, è quello che le deboli dirigenze (nazionali e locali) hanno solo il potere che gli altri gli concedono.

Sul primo si può far poco, sul secondo si può far tutto.

Ad esempio: nel caso delle europee la dirigenza SEL era per “la terra di mezzo fra shultz e tsipras” e voleva entrare nel PSE, poi fu fatto un congresso che decise la partecipazione a l’Altra Europa con Tsipras.

Gli attivisti di Sinistra Italiana potrebbero quindi incominciare ad organizzarsi fra loro ed organizzare con chi al di fuori non si rassegna allo stato di cose: si potrebbero organizzare iniziative pubbliche veramente unitarie, si potrebbero chiedere incontri, fare proposte, appelli nazionali comuni per un’unità vera e non di facciata. Iniziative politiche che costruiscano fiducia reciproca e credibilità collettiva. Perché l’ultimo appello degno di nota su il manifesto è dei “cento” di ciccio ferrara? Perchè tutta quell’area che non è d’accordo con la svolta “asfaltista” del processo unitario di Sinistra Italiana non prende pubblicamente parola?

Tutta la costruzione autosufficiente di Cosmopolitica si basa sul fatto che nessuno prenderà parola per dire “ma che cazzo avete fatto? Siamo ancora a fare i soliti giochini di potere per poter decidere poi chi diventa assessore e chi viene assunto da quest’ultimo?”.

Se quindi, alla fine, in Sinistra Italiana vinceranno i poteri deboli o gli attivisti dipenderà sopratutto da ciò che faranno questi ultimi. Fuori da Sinistra Italiana c’è, a parer mio, tutta un’area, sia in Altra Europa che in Rifondazione che fra attivisti sparsi, che non è solo disposta, ma che è pronta a lavorare assieme per superare le difficoltà che ci sono.

Ce la farete a battere un colpo in modo che qualcuno possa rispondere?

Io spero di sì e mi sto dando da fare perché sia così.

Pippo_Jedi