Cosmopolitica: vinceranno i poteri deboli o gli attivisti? Parte uno

Parte uno: the story so far o, come direbbe la crusca, come ci siamo arrivati, il contesto.

Sono stato sabato pomeriggio e domenica mattina a Roma a seguire Cosmopolitica, evento di lancio di Sinistra Italiana e vi espongo un po’ di ragionamenti che la cosa mi ha suscitato.

Premettiamo due cose per sgombrare il campo della discussione ed istruirlo meglio: io sono fra chi pensa che sia necessario un percorso costituente di una sola organizzazione politica (chiamarlo partito o soggetto, ora non importa) della sinistra. Necessaria per riunire lotte, idee, pratiche ed esperienze. Necessaria ma non sufficiente a ricominciare a ricostruire la credibilità della sinistra organizzata politicamente. Al momento non vedo percorribile la strada “di unirsi sui temi” e basta perché se poi il resto del tempo si è divisi allora non porta a niente: vedi referendum acqua… sono stati vinti ma poi quasi nessuno di chi realmente li proponeva era nella posizione di applicarli e sono diventati carta straccia.

Una nuova organizzazione, unica ed unitaria, può affermarsi in tre modi: emerge un movimento politico forte da una o più lotte (accampada spagnola e Podemos), dal riunirsi di soggetti diversi che producono una cultura politica nuova dopo un periodo di transizione (Syriza in Grecia), una delle forze organizzate di uno stesso campo fa un salto di qualità e diventa la più forte di tutte rendendole irrilevanti (Partito Democratico rispetto ai soggettini del centro che si magnando piano piano).

Per questo non affronterò l’argomento di “quali temi” si sia discusso, ma mi concentrerò più su questi aspetti.

Per capire Cosmopolitica è necessario, anche per gli addetti ai lavori, ricapitolare il contesto e provo ad evidenziare i punti essenziali che lo costituiscono:

  • Nel 2008 c’è la scissione di Rifondazione Comunista: Vendola, parte dei DS che non entrano nel partito democratico, parte dei Verdi ed altri di sinistra fondano Sinistra Ecologia e Libertà. Gli effetti di quella scissione si sentono, nei rapporti personali e politici, ancora oggi.

  • SEL ha prodotto una fusione di culture politiche interessante ma non ha mai ottenuto risultati significativi: né dal punto di vista dei risultati elettorali (mai oltre il 3.2% nazionale – dati wikipedia); né dal punto di vista incisività nel dibattito politico (nonostante la figura di Vendola). SEL è da sempre è divisa fra chi vorrebbe un partito più autonomo dal PD e chi invece vede nell’essere l’alleato di sinistra del PD la propria ragion d’essere.

  • Rifondazione Comunista ha tentato di creare una Federazione della Sinistra. Organizzazione politica il cui funzionamento e senso nemmeno i partecipanti mi sono parsi in grado di spiegare e che è stata archiviata rapidamente. Rifondazione ha dal 2008 un continuo calo di partecipazione, militanza, elaborazione e risorse ma mantiene una forte connessione con altri soggetti a livello europeo.

  • Nel 2012 nasce ALBA che, mettendo al centro l’idea di un soggetto politico con forme organizzative nuove, fa un tentativo di fondare un “partito” che possa superare gli altri esistenti. Dopo il fallimento del tentativo di Cambiare si può ed i problemi che ne seguono, il progetto perde la sua spinta iniziale e diventa, nei fatti, una specie di Think Tank politico.

  • Nel 2014 su spinta di alcuni garanti, anche legati ad ALBA, nasce la lista per le europee l’Altra Europa con Tsipras. Rifondazione appoggia abbastanza velocemente il progetto, SEL tentenna in una posizione “fra Tsipras e Schultz” ma poi il congresso trasforma l’indecisione del gruppo dirigente in appoggio a Tsipras.

  • L’Altra Europa con Tsipras non sfonda alle europee ma, in un dibattito nazionale tutto incentrato sullo scontro fra Grillo e Renzi, riesce a superare di pochissimo lo sbarramento del 4%. La natura eterogenea di un cartello elettorale invece che risolversi in un progetto politico, come molti speravano, si manifesta putroppo attraverso la decisione della Spinelli di non cedere, come promesso, il seggio una volta eletta. Il primo dei non eletti: Marco Furfaro di SEL; motivo di allontamento di quest’ultima dal progetto e di perdita di credibilità dell’esperienza.

  • Nell’anno e mezzo successivo L’Altra Europa cerca di costruire le condizioni affinché si possa creare “una casa comune della sinistra e dei democratici italiani” mentre dal PD le insofferenze si fanno sempre più grosse: prima esce Civati, poi Fassina, D’Attorre e molti altri ed altre.

  • Civati decide di fondare il proprio partito Possibile e c’è una discussione, purtroppo non abbastanza pubblica, sul come costruire un percorso costituente comune, unico ed unitario, che superi tutte le organizzazioni esistenti. La discussione è complicata ma alla fine si produce un documento “Noi ci siamo” che è sottoscritto da tutti: SEL, Altra Europa, ACT, Rifondazione, Possibile, Fassina, Ranieri (per “area Cofferati”).

Arriviamo quindi più “all’oggi”: Possibile ritira la firma mentre gli altri incominciano a discutere dell’organizzazione di un appuntamento nazionale per la fine di gennaio in cui tutti gli altri si ritrovino.

Per capire ciò che succede a questo punto dobbiamo comprendere la situazione di Rifondazione: era, ed è, molto divisa al suo interno sul da farsi e non era in grado di accettare a scatola chiusa di intraprendere un progetto in cui c’era molto da definire. Rifondazione era disponibile a non essere più un partito ed a non presentarsi più alle elezioni… diventando di fatto un’associazione di promozione politica, culturale e sociale.

Di fronte a questa posizione oggettivamente debole di Rifondazione si poteva a mio avviso procedere in due modi:

  • Tenere dentro Rifondazione purché il processo, una volta avviato, fosse governato dal principio una testa un voto e non a dinamiche pattizie fra sigle. In questo modo il percorso unico ed unitario sarebbe partito e se poi all’ultimo il prc, come sigla, si fosse tirato indietro… beh probabilmente l’avrebbe fatto spaccandosi: pazienza c’è una differenza fra unitarierà ed unanimismo. La parte più disponibile a portare il tema del comunismo fuori dalle proprie ristrette cerchie avrebbe partecipato al nuovo soggetto. Rimanendo fuori solo Possibile Civati avrebbe potuto forse, forse, riconsiderare la sua posizione e tornare a promuovere il processo.

  • Alzare l’asticella, porre precondizioni inaccettabili e far saltare tutto per poi fare altro con chi si ritiene più omogeneo e, in base a rapporti diversi e più ristretti, essere i capofila incontrastati del progetto… a quel punto non più unitario, ma che aspira a fare piazza pulita degli altri.

La dirigenza di SEL, appoggiati dagli “ex-pd” sceglie la seconda opzione con la veemente protesta di ACT e Altra Europa: chiede che chi partecipa al processo unitario dichiari preventivamente di sciogliersi, precondizione inaccettabile per il PRC. Il tavolo salta.

Nei giorni successivi esponenti di SEL, ACT, Fassina ed area Cofferati promuovono un appello senza firme “per la sinistra di tutte e tutti” che lancia quella che sarà Cosmopolitica.

Sul come e perché e sulle intenzioni di ciascuno o retropensieri si possono costruire teorie o avere opinioni varie ma questo è il contesto in cui siamo e questi gli ultimi passaggi che hanno portato a Cosmopolitica.

Chiudo questa prima parte con una valutazione personale: le debolezze ed incertezze del PRC sono reali e forti. È un partito fortemente diviso sul tema del proprio superamento e su cosa fare nel futuro. Allo stesso tempo anche SEL ha una grossa contraddizione: come si può scrivere e dire che non si possono fare accordi con il PD (n.b.: non solo “il pd di renzi”) perché è per le privatizzazioni, per lo stravolgimento della costituzione, job act etc. etc. e contemporaneamente cercare accordi in città da milioni di abitanti?

Coerenza politica assoluta avrebbe richiesto che nel documento di inizio novembre “noi ci siamo” si scrivesse “mai e poi mai accordi con il PD nelle città medie e grandi”: su una cosa del genere SEL sarebbe saltata, spaccata in due nazionalmente su Milano e Roma. Invece si antepose ad una coerenza forte immediata, e di facciata, l’importanza del costruire un luogo dove quella coerenza comune la si potesse costruire e rafforzare.

Peccato che la dirigenza di SEL (non la sua base che in tutto questo non ha contato nulla) abbia deciso un approccio opposto.

La domanda che mi faccio quindi su Cosmopolitica, e che cercherò di spiegare nel prossimo post, è se al suo interno vinceranno le deboli dirigenze nazionali e locali o gli attivisti.

Pippo Jedi