Cosmopolitica ed il #CerinoJedi

Lunedì 25 Gennaio a Roma si è tenuta una conferenza stampa che ha presentato Cosmopolitica, l’appuntamento lanciato dall’appello “per la sinistra di tutte e tutti”. Questa conferenza stampa chiude una fase del percorso per un soggetto unico della sinistra e ne apre un’altra.

La fase uno è stata quella in cui c’è stata una pressione politica alto-basso per creare le condizioni affinché il percorso si avviasse ed è riuscito a produrre un ottimo documento “noi ci siamo, lanciamo la sfida”. Poi però, seguito della rottura del tavolo, è regnato il caos: l’appello “per la sinistra di tutte e tutti” non aveva interlocutori palesi e quindi era impossibile fare un dibattito pubblico sull’appuntamento del 19-20-21 febbraio.

A parole quel documento diceva che il percorso era senza padroni, aperto a tutte e tutti e molte altre cose, molte condivisibili, altre meno. La genesi di quel documento nella rottura strumentale del tavolo poneva poi una serie di dubbi di quanto a quelle parole corrispondessero dei fatti.

In questo contesto chi, come me, ha ritenuto che il documento “noi ci siamo, lanciamo la sfida”, pur non esistendo più il tavolo che l’aveva prodotto, fosse ancora valido nei contenuti che esprimeva ha cercato di tenere il punto su quel merito: ci sono stati vari documenti territoriali e iniziative in questo senso (li trovate su ilpopolorosso.org iniziativa promossa anche da me) ed una presa di posizione de l’Altra Europa con Tsipras. Scopo di queste azioni era anche far sì che tutta l’area che fa riferimento a rifondazione comunista non rimanesse isolata a causa della rottura avvenuta… insomma abbiamo lavorato per preservare l’unità che si era prodotta sul documento “noi ci siamo, lanciamo la sfida”.

Con la conferenza stampa di Cosmopolitica di lunedì 25 si chiude questa fase e deve a mio parere aprirsene un’altra: quella in cui la pressione politica deve essere basso-alto.

Chi era a quella conferenza stampa ha detto alcune infatti cose importanti: che quell’appuntamento è il primo di un percorso che si conclude nell’autunno con un congresso fondativo, che è un processo aperto a cui tutti possono partecipare e che non ci sono inviti perché non ci sono padroni.

Data la rottura precedente, date le modalità di convocazione di questo evento, il dubbio che queste siano solo belle parole è più che legittimo: il programma è in gran parte già scelto e sulle cose più importanti non si sa nulla, né si sa come si possa contribuire. Parte una pre adesione al futuro soggetto? Durante l’appuntamento i presenti potranno decidere qualcosa o tutte le regole e modalità del percorso verranno decise dagli organizzatori? È cristallino a chi vi scrive infatti che non è partecipazione inviare un poster o proporre un tema di discussione se poi alla fine della discussione le decisioni vengono prese dagli organizzatori così come le sintesi dei dibattiti ed i passi successivi.

Queste, ed altre cose, bastano già a molti a dire: quell’appuntamento non può essere il mio, che ci vado a fare?

Credo invece che si debba fare tutt’altro: escludendo i pochi entusiasti (che ho ancora da incontrare però) le posizioni stanno fra “ormai questo c’è, andiamoci e speriamo di migliorarlo” e “fa schifo, non ci vo”. Ma c’è un’altra opzione.

Prendere gli organizzatori non passivamente in parola.

È un percorso senza padroni? Bene, allora perché non mettere in calendario fin da subito altri incontri aperti, nazionali e locali, e a cui tutti i soggetti interessabili sono invitati a partecipare? Anche quelli saranno tappe del percorso nazionale. Se non ci sono padroni allora nessuno potrà obiettare a proposte sulla natura del nuovo soggetto, alla sua collocazione europea. Nessuno potrà porre pregiudiziali alla proposta che potranno iscriversi individualmente al nuovo soggetto tutte le persone, anche se fanno parte di organizzazioni, purché queste organizzazioni per statuto non possano presentarsi ad elezioni.

Nessuno può mettersi in capo, da solo, di essere la sinistra italiana, nessuno può arrogarsi il diritto di decidere dall’alto per altri e per tutti. Quindi se c’è il dubbio che qualcuno voglia farlo sta agli altri lottare perché non sia così rimanendo con mani, piedi e tutto il resto dentro il piatto e dire che quelle cose che erano scritte nel documento “noi ci siamo, lanciamo la sfida”, firmato da tutti, sono ancora valide.

L’onere di rinnegare pubblicamente i concetti che ci sono scritti, che sono poi quasi tutti anche nell’appello “la sinistra di tutte e tutti”, per cercare di escludere chi nel percorso unitario ci vuole partecipare starebbe a chi potrebbe voler metter veti. L’atteggiamento rinunciatario “mi fa schifo non ci vo”, pur comprensibile e legittimo, va quindi ribaltato ed incanalato positivamente nella sfida.

In politica c’è infatti il gioco del cerino: in una trattativa o dibattito si alzano in continuazione le condizioni in modo che siano inaccettabili per la controparte e che gli ricada addosso l’onere della rottura.

In questo caso bisogna avere un atteggiamento inverso: bisogna tenere fermo il merito politico della discussione a ciò che pubblicamente si dichiara per tenere dentro tutti, in modo che nessuno possa uscire o permettersi di “buttare fuori” ed il percorso sia veramente, anche se forzatamente, unitario.

Una strategia da portare avanti attivamente in modo provocatorio ma onestamente corretto fino a 2 giorni prima del congresso fondativo. Solo allora potrebbe aver senso dire: “ho fatto di tutto ma in quella cosa non ci sto”.

Non proprio una strategia del Cerino… un CerinoJedi va’…

Pippo Jedi