"Laurea dopo i 28 anni? E' una cosa da sfigati"? Non sono un ingranaggio, sono una persona

Se ti laurei dopo i 28 anni sei uno sfigato. Se studi storia perché ti piace e magari nel frattempo lavori perché la tua famiglia non ha tanti soldi e ti laurei dopo i 28 anni sei uno sfigato, soprattutto se poi non trovi un lavoro che ha a che fare coni tuoi studi: hai buttato via un sacco di anni per nulla.
Io compirò a breve 32 anni e studio, ancora, fisica. Ho visto amici innamorarsi del proprio studio e studiare giorno e notte, non uscire per mesi, spaccarsi la testa per capire cose veramente complicate e laurearsi in tempi veloci o ragionevoli. Io ho il massimo rispetto per loro, per il loro lavoro e per la loro abnegazione ma non solo: io li ammiro perché hanno faticato e lavorato per ciò che ritenevano giusto ed importante per loro.
Nella vita però non si può avere tutto: hanno rinunciato a molto. Avevano vent'anni e magari non hanno fatto le quattro ad una festa, o almeno non quanto avrebbero voluto. Non hanno avuto la possibilità di coltivare altri interessi se non qualche estemporaneo passatempo, hanno limitato le loro relazioni sociali e magari ad un certo punto si sono accorti che gli anni gli sono passati sotto i piedi e li hanno passati su un libro o dentro un laboratorio.
Immagino che tanti in altri corsi di studio abbiano fatto lo stesso, magari affiancando lo studio con il lavoro perché le borse di studio in Italia non bastano a coprire gli aventi diritto.
Poi c'è chi decide di vivere l'università non solo come luogo di studio in funzione di un posto di lavoro ma come luogo di scoperta di sé stessi attraverso lo studio, le relazioni. C'è chi scopre l'impegno politico o quello sociale (penso a quelli che “approfittano” del tempo da studente per fare volontariato). I tempi dell'università italiana, spesso così flessibili o caotici, sono spesso un'occasione per vivere al di fuori del paradigma delle 8/10 ore di lavoro al giorno...
di rallentare... ed assaporare la vita in modo diverso.
Chi è lo sfigato? Chi ha sacrificato parte della propria giovinezza per seguire il proprio sogno di studio, di lavoro o chi rallenta e amplia la propria esperienza?
La risposta a questa domanda non ce l'ha sicuramente un vice ministro, ma neanche un grande filosofo perché la risposta ad una domanda stupida difficilmente sarà intelligente.
Quello che penso è che non sono un ingranaggio, sono una persona: lo scopo dell'università (come di ogni livello educativo) non è costringermi a finire il più presto possibile, il meglio possibile affinché diventi un bullone o una vite della grande macchina produttiva.
Io non sono un fattore di competizione del mercato, io sento, io sono felice, io sono triste, amo e odio.


Se non partiamo da questo non potremo mai veramente discutere di una riforma universitaria che abbia un senso. Se non avremo chiaro che lo scopo dell'università è quello di applicare il famoso secondo comma del terzo articolo della costituzione: permettere il pieno sviluppo della persona umana e non, solamente, di formare tecnicamente delle persone perché possano svolgere un lavoro.

Pippo_Jedi