Otto valide ragioni per dire no ai crocifissi in aula

(e aggiungo io nei tribunali, ospedali pubblici etc)
preso da
http://www.trentinoweb.it/blog/2010/03/otto-valide-ragioni-per-dire-no-ai-crocifissi-in-aula-a-cura-di-gaspare-serra-spazio-libero/

a cura di GASPARE SERRA, SPAZIO LIBERO

1. IL CROCIFISSO E’ UN SIMBOLO TANTO CULTURALE QUANTO RELIGIOSO

Il crocifisso – affermano i sostenitori della sua pubblica affissione – non è solo un simbolo “religioso”, ma anche “culturale”: toglierlo dalle aule costituirebbe “un attentato all’identità storica del nostro popolo”.

Questa difesa, però, sorvola sul fatto che il crocifisso non è affisso sulle pareti scolastiche in onore alla tradizione (una tradizione che risale solo al 1922 ed alla volontà del regime fascista), ma in quanto simbolo di una “particolare religione”. La cultura cristiana è già copiosamente presente in molte materie scolastiche: italiano, storia, filosofia… per non parlare della discutibile “ora di religione” (Irc). Anche Virgilio, Boccaccio, Dante, Petrarca, Manzoni, Michelangelo, Verdi (la lista potrebbe continuare…) sono incontestabilmente “simboli culturali” del nostro Paese dinanzi al mondo intero. Eppure, sulle pareti delle nostre scuole, le loro effigie non compaiono affatto.

2. IL CRISTIANESIMO NON E’ LA SOLA “RADICE” DELL’EUROPA

Il crocifisso -sostengono i suoi difensori- è espressione universale delle “radici cristiane” dell’Europa. Questa, però, è una verità “parziale”, che tralascia il fatto che fino al XV secolo l’Andalusia era musulmana ed ebrea, mentre fino al XIX secolo gran parte dell’Europa Orientale fu Ottomana. Accanto alle innegabili radici cristiane dell’Europa, dunque, ne esistono altre. Inoltre, al di fuori di quattro Paesi (Italia, Spagna, Portogallo e Polonia), tutte le nazioni europee sono profondamente “multi-religiose” (non a caso in Francia – fin dal 1904 !-, in Gran Bretagna, in Svizzera ma anche nella cattolicissima Spagna i crocifissi sono banditi dai pubblici uffici).

3. IL CROCIFISSO NON PUO’ RIDURSI A UN “SIMBOLO DI STATO”

Il crocifisso – a quanto affermato da molti osservatori – rappresenta il simbolo stesso dell’identità italiana. Questa tesi, però, contrasta col fatto che: l’identità italiana non è ridimensionabile alla sola storia della cristianità, essendo il frutto del contagio e dell’influenza di innumerevoli popoli e dominazioni (la Sicilia, ad esempio, deve gran parte della sua storia alla influenza araba);

Il crocifisso è stato introdotto (prima nelle scuole e poi negli uffici pubblici) soltanto nel 1922 per volontà del regime fascista, per diventare successivamente (dai Patti lateranensi del 1929) il simbolo stesso della religione di Stato. Fino ad allora, lo Stato italiano nato dal Risorgimento aveva posto a base della sua unificazione i soli ideali cavouriani, mazziniani e garibaldini!

Solo la bandiera italiana e l’inno nazionale sono simboli “inequivocabile” della nostra identità nazionale. Difendere l’esposizione pubblica del crocifisso equivale a trattare lo stesso alla stessa stregua di una bandiera nazionale, il che è del tutto improprio, perché la bandiera simboleggia un’appartenenza che non discrimina (quella di essere cittadini della Repubblica), mentre la croce indica un’appartenenza religiosa.

4. IL CROCIFISSO NON E’ UN “SIMBOLO UNIVERSALE” CHE UNISCE

Il crocifisso -si obietta- non rappresenta solo un simbolo religioso ma racchiude in sé innumerevoli significati etici universali (è un simbolo di amore, di fratellanza e di solidarietà).

Prescindendo da queste considerazioni pacifiche, però, rimane il fatto che il crocifisso, così inteso, finisce con l’essere espressione di una sorta di “religione civile” (una religione di valori condivisibile anche dagli atei umanistici, senza alcun Dio ma con al centro solo l’Io!). I concetti di amore e giustizia, sostenuti anche dal Cristianesimo, non sono propri ed esclusivi della Chiesa, rappresentando, semmai, il frutto del pensiero socratico e platonico. Sul piano storico, infine, la croce può anche essere considerata da alcuni come simbolo di violenze, guerre e sopraffazioni: dalla dichiarazione di Costantino (che fece del cristianesimo “instrumentum regni”) fino al tardissimo settecento, infatti, il Crocifisso è spesso stato un simbolo tutt’altro che “unificante”, simboleggiando persecuzioni e intolleranza.

5. IL CROCIFISSO NELLE AULE E’ INCONCILIABILE CON LA LAICITA’ DELLO STATO

Il crocifisso – rispondono i più critici alla sentenza di Bruxelles – non lede affatto la laicità dello Stato, bensì soltanto un perverso “laicismo”.

Il principio di “laicità”, però, come osservato più volte dalla Corte costituzionale, impone una “distinzione fra ordine civile e religioso” (sent. 334/1996) e comporta “equidistanza e imparzialità rispetto a tutte le confessioni religiose” (sent. 329/1997).

Secondo la Cassazione italiana, inoltre, imporre il crocifisso in un luogo pubblico costituisce una delle “discipline di favore a tutela della religione cattolica”: una forma di privilegio per una confessione religiosa il cui simbolo religioso è esposto in tutti i locali pubblici.

Di conseguenza, è obbligo di uno Stato laico e liberale non far sfoggio di alcuna “appartenenza religiosa” e difendere, al contrario, la propria “neutralità religiosa”.

6. UN SIMBOLO RELIGIOSO NON PUO’ IMPORSI, NEPPURE A MAGGIORANZA

A difesa della presenza del crocifisso in classe, molti sostengono che ad essere favorevoli sarebbe la stragrande maggioranza degli Italiani. Il che è plausibile.

E’ ancor più vero, però, che non si può ricorrere all’argomento maggioritario per legittimare (o meno) la rivendicazione di un diritto costituzionale dei cittadini!
Il diritto alla libertà di culto e di coscienza, infatti, è un diritto “non negoziabile” perché riguarda la singola persona (l’individuo) e non può essere ridotto ad oggetto di scontro tra maggioranza o minoranze (proprio perché introdotto a salvaguardia delle minoranze da possibili abusi perpetrati dalla maggioranza).

7. IL CROCIFISSO NON PUO’ RIMUOVERSI SOLTANTO “A GENTILE RICHIESTA” DI CHI SI SENTA OFFESO

Molti osservatori, cercando di mediare tra le opposte fazioni in campo, propongono di consentire l’affissione dei crocifissi in classe almeno finché qualche studente (o i loro genitori) o qualche insegnante non manifesti esplicitamente un fastidio per la sua presenza.

Questa soluzione, apparentemente un logico compromesso, risulterebbe, però, “iniqua”, in quanto imporrebbe, a chi offeso dalla presenza della croce in aula, di pronunciarsi pubblicamente per richiederne la rimozione (manifestando un esplicito dissenso), così ledendo la sua libertà religiosa (ai convincimenti religiosi personali, infatti, dovrebbe essere garantita la massima riservatezza).

8. IL RICONOSCIMENTO DI UN PIENA LIBERTA’ RELIGIOSA PRESCINDE DAL RISPETTO DEL PRINCIPIO DI RECIPROCITA’ DA PARTE DEI PAESI DI PROVENIENZA DEGLI IMMIGRATI

Il crocifisso -alcuni sostengono- meriterebbe di restare al proprio posto almeno finché in tutti gli altri paesi (soprattutto islamici) le pubbliche autorità non garantiscano parimenti piena libertà di culto a tutti. Perché concedere ad una cittadina italiana di origine finlandese il diritto a far togliere i crocifissi dalle aule scolastiche quando la stessa, se si fosse ritrovata a vivere in Egitto, non avrebbe in alcun modo potuto ottenere nemmeno il diritto alla piena libertà di praticare i propri convincimenti religiosi?!

Questa è la tesi, in assoluto, più “eversiva” e pericolosa.

Chi sostiene ciò, difatti, si fa dimentico di un particolare non irrilevante: l’Italia (al contrario di altri stati islamici, o comunque illiberali) è uno “Stato di diritto”, che garantisce diritti e libertà a tutte le persone che vi risiedono.

Non utilizziamo il tema della pubblica esposizione del crocifisso e della laicità della scuola pubblica come “pretesto” per innescare inutili “scontri di civiltà”!

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8 marzo 2010

Pippo_Jedi