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A distanza di qualche mese mi ritrovo a scrivere (oltre che su questo "blog") nuovamente sulla fiducia, sulla fiducia nei rapporti politici con le persone in particolare... fondamentalmente perchè ne ho bisogno io, personalmente... e trovo sia un modo giusto di festeggiare il mio compleanno: nel giorno in cui ricorre la mia nascita scoprire cosa penso mettendolo per iscritto è un po' parte di quel ritrovarmi che è la mia vita ultimamente...
Fare affidamento sulla fiducia è una cosa che non mi piace fare... non mi piace farci affidamento perchè vuol dire contemporaneamente metterla alla prova e se si arriva a mettere alla prova la fiducia delle persone con cui si fa, o si è fatto, politica insieme allora vuol dire che si è alla canna del gas.
Bisognerebbe avere dei comportamenti, delle abitudini, delle idee condivise che permettono di collaborare e discutere senza mettere in discussione la fiducia negli altri. Questo perchè la fiducia è alla base di tutto e metterla in discussione vuol dire far crollare ciò che vi si costruisce sopra. Come un palazzo deve avere solide fondamenta per costruire 8 piani, normalmente poi non si vive in cantina, ma magari nell'attico.
Quando però non si riesce ad evitare, a causa di situazioni complesse, e non si può ragionare tutti insieme nell'attico, allora si scende sempre più di livello.
Fuori di metafora, perchè dopo un po' mi rompo anche il cazzo delle metafore... nel momento in cui le regole e le idee condivise vacillano ci si può solo affidare alla fiducia assoluta. Purtroppo questa, per esser tale, deve essere necessariamente, in parte, non in tutto, fideistica. Io mi fido di una persona per nessun altro motivo che il nostro passato condiviso, o meglio, la percezione che ho del nostro passato condiviso (cosa ben diversa), e difficilmente posso sapere, adesso, in tempo reale, se la mia fiducia è ben riposta.
Riuscire a fare questo... beh... è dura. molto dura. Perchè si deve essere disposti al fatto che alcune persone fanno cose che al momento, per tanti motivi, non è detto che si sia in grado di conoscere ed esser disposti ad accettare che le stiano facendo in buona fede, al meglio delle loro possibilità. Penso che sia maledettamente difficile.
Anche perchè in questo processo di deve mettere da parte il proprio orgoglio. Accantonare il pensare che "solo io ho la penso nel modo giusto" ma passare a "io penso che sia giusto questo, altre persone, di cui ho fiducia, faranno ciò che pensano sia giusto".
E' chiaro però che l'altro grosso, ENORME, problema è quello che si deve essere in grado di accettare gli errori degli altri. Perchè poi il momento fideistico passa e si deve tornare al confronto aperto... ma è giusto accettare tutti gli errori degli altri? ovviamente no, ma c'è un criterio?
Il criterio penso ci sia ed è in teoria semplice e chiaro: la volontà.
Chi non fa non sbaglia, è lapalissiano. Chi cerca di fare qualcosa, chi compie delle scelte, corre sempre il rischio di fare errori, di sbagliare una valutazione, di voler diventare un pirata e ritrovarsi invece con un pollo di gomma con una carrucola in mezzo. C'è chi però lo fa con la volontà di tirare l'acqua al proprio mulino e di stiantartelo nel baugigi e chi invece no.
Distinguere fra le due categorie può esser difficile ed esistono in linea di principio zone vagamente grige.
Ma in alcuni casi si può fare e chi non lo fa non lo fa per scelta, perchè rifiuta, più o meno coscientemente, ciò che è palese di fronte ai propri occhi.
C'è ovviamente chi in perfetta buona fede fa degli errori, anche grossi come una casa. Ma se da una parte ci deve essere la capacità di comprendere gli errori degli altri, e una volta chiariti, lasciar stare, dall'altra ci deve essere la disponibilità ad ammetterli... insomma da entrambi le parti ci deve essere umiltà. Grossa umiltà sia nel dare che nel ricevere. Cosa rara e scarsa. Anche le persone in buona fede però possono fare un errore enorme, che rende difficile essere poi umili: discutere con altri come se si dovesse vincere qualcosa, cercando di fare del male agli altri, a volte con noncuranza, a volte con crudeltà, malvagità anche, pur di "vincere il discorso".
Come se invece non si stesse spezzando un rapporto di fiducia con consapevole malvagità. Come può essere questa una vittoria?
Ovviamente ci sono casi in cui tutti sono in buona fede ed il problema è che in realtà le differenze ed i casini sono in realtà non sul piano della fiducia, ma su altri piani: quello dei valori condivisi, delle valutazioni e delle scelte politiche, di cosa sia giusto e sbagliato. In realtà spesso i problemi sul livello della fiducia nascono quando non ci si riesce a confrontare su queste cose, quando non si è disposti ad aver torto e allora, pur di vincere, si abbassa il livello della discussione su aspetti più profondi, su cui non ci sarebbe il bisogno di discutere.
E quando si è assolutamente convinti della propria posizione? Quando non si può cedere su qualcosa di irrinunciabile come l'onestà, l'autonomia?
Su questo non è possibile ragionare in termini astratti ed ognuno, nella propria situazione, nel proprio mondo interiore, sceglierà cosa fare portandosi dietro le conseguenze delle proprie scelte. Ognuno sceglie il proprio inferno. |